NON E’ MAI LECITO DAVVERO VOLER CAMBIARE L’ALTRO??

Sono molte le situazioni di vita in cui ci troviamo a fare i conti con qualcosa che vorremmo cambiare…delle altre Persone! Da psycho, potrei certamente ribadirvi l’ormai famigerato concetto che possiamo solo cambiare noi stess*, ecc ecc. Ma stavolta vorrei invece darvi uno spunto diverso, vorrei mettere il focus su quelle circostanze in cui siamo portat* a lasciar perdere… e invece – con un po’ di consapevole pazienza – potremmo proprio proprio far qualcosa per attivare – nell’Altr* – un cambiamento.

‘Sono la madre che vede il padre dei nostri figli preso da se stesso e dalla sua arroganza. Lo amo perché so vedere anche altro di lui ma vorrei tanto spiegargli che con questi modi sta rovinando il rapporto coi ragazzi…’

‘Sono l’insegnante di matematica della seconda A, ho conosciuto i ragazzi in prima, in un anno anomalo, difficile, con le norme covid, posso dire di averli solo intravisti e immaginati dietro a quelle mascherine, o nella penombra delle loro camerette in DaD. E anche loro possono solo aver intravisto qualche pezzo, sia di me che della matematica. Mi dispiace moltissimo che nei Consigli di classe siamo solo in tre docenti a cercare di riportare il focus su come stanno i ragazzi, su come ci manchino pezzi rispetto a chi sono, a com’erano fino a prima di tutto questo, alle paure e alle frustrazioni che possono avere. Non capisco proprio perché la maggior parte dei colleghi si ostini a ritenere che si tratti di adolescenti viziati e demotivati… forse tacciandoli di pigrizia e disinteresse si sentono autorizzati a trattarli bruscamente? Non lo capisco, vorrei tanto trovare parole per convincerli ad ampliare lo sguardo!’

‘Sono Chiara, 14 anni, vorrei tanto che la mia amica Giada stesse bene, che smettesse di tagliarsi. La mia psicologa dice che non devo sentirmi il peso io di farla star bene. E sono d’accordo su questo. Ma io voglio bene a Giada e davvero a volte vorrei solo che le arrivasse forte e chiaro il mio affetto, e il mio consiglio di farsi aiutare, come sto facendo io, a me serve un sacco, spero di farlo capire anche a lei!’

‘Sono Alex, ho 23 anni, mi sono rotto le scatole dei miei amici che alla sera vogliono solo alcolizzarsi per non capire più nulla. Mi sono divertito anch’io molte volte e ancora capita che, ‘a fare serata’ così, mi diverta, mi senta più leggero, stacchi un po’ il cervello…ma mi sono rotto le scatole perché pare sappiamo fare solo questo, e io credo di avere ormai bisogno di altro…Però sono legato ai miei amici, sono dei fratelli per me, e io per loro, ma vorrei fargli capire che ci stiamo solo devastando, per abitudine, e che non ha senso… per me almeno non ha senso…ma se ci parlassi, se sapessi come dirglielo, forse capirebbero, forse anche loro la pensano così e non sanno come affrontare il discorso…Vorrei riuscirci, vorrei parlarci…forse capirebbero, forse cambierebbero…non voglio smettere di star con loro, vorrei che capissero e cambiassero…’

Ho citato solo alcuni frammenti, Storie di Persone che ho incontrato tra le pareti della stanza di terapia, solo alcuni esempi che mostrano quanto a volte sentiamo forte e necessario poter fare qualcosa per attivare un cambiamento nell’Altr*, perché gli/le vogliamo bene, perché teniamo a far crescere le nostre Relazioni più care, e a crescere dentro di esse, insieme all’Altr*.

Non ho dubbi che molto spesso non sappiamo ‘come fare’ per portare la nostra ‘richiesta’… ma arrovellarci sul ‘come’ porta solo a fermarci prima di agire, schiacciat* dalla paura di fraintendimenti, di ferire, di invadere; rimuginare sul ‘come’ rischia solo di farci decidere di lasciar perdere, senza deciderlo sul serio.

Prendiamoci il tempo e la serenità che ci serve per ascoltarci, e per capire se sentiamo davvero il bisogno di affrontare questo passaggio con l’Altr*, nella nostra Relazione. Fatta questa scelta, poi il ‘come’ – fidatevi – si trova. E si trova pure il modo di riaggiustare le parole, qualora non riuscissimo col primo tentativo a farci intendere nelle nostre richieste, o a comprendere le risposte che riceviamo. Non concentriamoci perciò sul ‘come’, che quello si sistema sempre, un po’ alla volta. Concentriamoci sul ‘se’ sia importante, per noi, muovere certi passi, e prendere l’Altr*, per mano, per portarl* con noi.

Collegh* psycho, faccio un appello anche a voi, non fissatevi nel rigido dictat ‘puoi cambiare solo te stesso’, liquidando così, un po’ troppo superficialmente, i bisogni che il/la Paziente ci porta. (Magari date un’occhiata anche al post sulla mia psicologia realistica, per approfondire). Noi psycho in primis (e in generale qualsiasi ‘professionista dell’aiuto’) siamo prova del fatto che crediamo di poter attivare cambiamenti nelle altre Persone, del resto, no?! Aiutiamo allora i/le nostr* psycho-pazienti a prendere coscienza delle proprie esigenze, a cercare in sé le risorse del cambiamento, ma anche a trovare strategie salutari ed efficaci per agire processi trasformativi nelle Relazioni, dato che di queste è fatto ogni Essere Umano, e che dentro queste può vivere male, o bene, o sempre meglio.

Aiutiamo così anche i/le nostr* psycho-pazienti a definire e riconoscere i limiti, o – ancor meglio – i propri confini, oltre i quali non tollerare (più) ciò che nelle loro Relazioni non è salutare, ciò che non possono, anzi non vogliono (più) tollerare dell’Altr*.  

Potete contattarmi qui per richieste di trattare argomenti specifici o per darmi spunti