COSA NOI PSYCHO DOBBIAMO “RESTITUIRE” AL/ALLA PAZIENTE?

Ce lo spiegano sin dai primi esami di tecniche del colloquio: ciò che noi psycho diamo ai/alle Pazienti è qualcosa che ai/alle Pazienti restituiamo, dunque qualcosa che loro per prim* ci hanno affidato, che noi trattiamo con estrema cura e delicatezza, e che poi appunto riconsegnamo loro indietro, dopo una bella spolverata, avendo capito insieme in quale cassetto rimetterlo a posto, e quale sia l’etichetta più appropriata per ri-dare un Senso a tal Materiale Umano, così fragile e così prezioso.

In tutto il tempo della seduta, in tutto il percorso, da psycho, dobbiamo avere in mente che siamo lì per ri-dare e non per creare, o inventare, o prestare, roba nostra. Certamente le conoscenze nel nostro bagaglio, usate con creatività e fantasia, possono essere utile strumento di comunicazione per veicolare efficacemente i contenuti che scegliamo di trasmettere.

Da Pazienti, abbiate chiaro che dovete riportarvi via dalle sedute qualcosa che è vostro, meglio illuminato sì da (ri)vedere bene tutti i suoi colori e le sue forme, da comprenderne meglio il significato, ma 1) dovete portarvi via qualcosa, 2) dovete sentire che vi appartiene. Se tornate a casa con la testa riempita di chiacchiere dell* psycho su teorie e massimi sistemi, o con la sensazione di aver parlato allo specchio…non lasciate che cose simili si ripetano spesso, piuttosto affrontate il discorso con il/la vostr* psycho e concedetevi anche di rivolgervi altrove, qualora restassero questi i vostri vissuti rispetto alla seduta (vi consiglio anche questo mio post, per approfondire).

Cosa noi psycho restituiamo allora alle Persone? Non potrò rispondere in modo esaustivo, può essere infinito l’elenco. Cito alcune possibilità.

Partiamo dalla prima, che è quando restituiamo al/alla Paziente qualcosa che ha perso e che insieme a noi ritrova. Potrebbe aver perso la possibilità di sentirsi ascoltat*, di sentirsi considerat*, di sentirsi compres* nei suoi vissuti…Il nostro esserci su questo non è scontato e banale come forse potrebbe apparire, stiamo occupandoci di ricostruire con questa Persona la sua fiducia nel fatto di poter ancora cercare e trovare ascolto, vicinanza e comprensione. Ripartirà dalla Relazione con noi e pian piano potrà riprendersi tutto questo anche fuori, nella sua Vita, nelle sue Relazioni. Così avremo restituito alla Persona un’Esperienza necessaria di cui doveva ri-appropriarsi. E impegnandoci inoltre ad esplicitare tutto ciò, al/alla Paziente, restituiremo anche il suo Senso, cioè le parole che terrà con sé quando quel bisogno ritrovato emergerà, e lui/lei potrà dirsi che sarà legittimo, e potrà, nel raccontarsi, sentirsi in pace.

Un’altra possibilità si ha quando restituiamo ai/alle Pazienti qualcosa che ci portano pensando sia ‘rotto’ o ‘difettoso’, invece mostriamo loro che è integro e funzionante. Succede spesso eh, non crediate!

‘Dottoressa, da tre mesi non ho più energie, non ho voglia di far niente, nemmeno di mangiare, anzi proprio non vorrei nemmeno alzarmi dal letto, vorrei solo dormire, uno come me, sempre attivo, iperattivo mi diceva mia moglie…’

Le diceva così sua moglie?’

 ‘Si, fino all’ultimo giorno, scherzava sempre, mia moglie era così solare, è morta tre mesi fa, sa? Una cosa terribile…stavamo insieme da una vita, poi si è ammalata e nel giro di un anno se ne è andata, non ci posso pensare…’

‘Ci credo, certamente è terribile il Dolore che sta attraversando…’

‘Si, forse nemmeno ancora me ne rendo conto…sa…io la amavo tanto mia moglie, e anche lei, lo so… eravamo una bella coppia, pensi che i miei amici mi hanno sempre preso in giro perché non l’ho mai tradita, e ora non dico che mi prendono in giro perché dico che mi manca…perché no… non mi mancano di rispetto…però mi accorgo che non capiscono…sarà che loro non sanno che vuol dire, non sono vedovi…però mi dicono che non va bene così, che dovrei reagire di più, sforzarmi di uscire, di riprendere a vivere…’

‘Io credo invece che sia assolutamente lecito che lei in questo momento non si senta di riprendere a vivere pienamente come ha sempre fatto. Lei ha una sofferenza enorme, comprensibilissima, sacrosanta, intoccabile!’

‘Infatti dottoressa, forse può capirmi… Non sono sbagliato, vero? Non so…ho la depressione? E’ tutto così assurdo!

‘E’ in uno stato di profonda e – ribadisco – lecitissima tristezza, ma non possiamo chiamare depressione questo, lei ha subito un Lutto importantissimo, mi preoccuperei più se fosse super-in-forma e sempre allegro, dato che mi ha raccontato quanto fosse legato a sua moglie…’

‘Grazie dottoressa, forse le sembrerà strano, ma mi aiuta che mi dica questo perché mi stavo convincendo di non essere più capace di reagire a nulla…’

Ecco, ho riportato qui solo il frammento di un colloquio, ma forse è una delle cose che a noi psycho capita più spesso: rassicurare le Persone che ‘ciò che provano va bene così’, non sono ‘fatti male’ loro e non hanno perso capacità (di reagire) come temono.

Ancora un’altra possibilità è quando restituiamo qualcosa alla Persona, ma qualcosa che non ha mai avuto! Effettivamente sarebbe improprio parlare di restituzione in questo caso, ma potremmo intenderla un po’ come ‘dare alla Persona ciò che le spetta’, che le spettava da sempre e che non ha ancora potuto avere dalla Vita, che ora scoprirà, attraverso noi, di poter avere’. Un esempio tra tanti (anche qui ci sarebbero situazioni variegate, più o meno estreme): bambini/e che non si sono mai sentiti/e apprezzati e incoraggiati/e né in famiglia né a scuola, dunque che trovano per la prima volta nella Relazione con lo/la psycho questo sentire mai conosciuto prima, e da qui inizia anche per loro una possibilità di costruzione del sé.

Mi fermo qui, con questa breve lista del ‘cosa restituire’; del ‘come restituire’ parleremo prossimamente. Ormai forse saprete che preferisco sempre aprire argomenti ma mai tentare davvero di chiuderli, si tratta di temi vasti tanto quanto è multiforme l’Essere Umano. Richiedono che restituiamo loro, costantemente, complessità.  

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