DOVE RICEVO? APRO IL MIO STUDIO DA PSYCHO? MI APPOGGIO PRESSO COLLEGH*?

Questo argomento è banale solo in apparenza. Non è affatto una decisione facile da prendere e la prenderete più volte nel corso della vostra vita professionale, man mano che si modificheranno esigenze, risultati, risorse. Vediamo pro e contro delle possibili opzioni. Appoggiarsi presso collegh* con un’attività già avviata forse è tra le situazioni più ricercate e, se siete agli inizi della vostra carriera di psycho, vi svelo subito che a mio parere è la preferibile, per due motivi molto semplici: collegh* già in attività consolidata possono farvi invii di Pazienti e possono darvi buoni consigli. Attenzione però, l’appoggio presso studi altrui è da preferire se si presentano alcune condizioni, altrimenti questa scelta può addirittura remarvi contro. Se, come immagino, avete bisogno di campare anche fintanto che l’attività professionale di psycho non vi permetta di mantenervi, dunque state svolgendo altro/i lavoro/i, comprendo che andrete a caccia della famigerata ‘mezza giornata a settimana di studio’, così da spendere poco, ma già saranno rare le Persone che vi contatteranno all’inizio (qui il mio post sulle prime telefonate), se non riuscirete a offrire loro un minimo di elasticità dell’agenda, rischierete di bruciare gli appuntamenti prima di arrivare a fissarli! Vi raccomando perciò di considerare la necessità di un posto che preveda almeno 2 mezze giornate; l’ideale per partire è che abbiate anzi 2 pomeriggi e 1 mattina a settimana nel vostro raggio di disponibilità. Altro punto: il setting, qui inteso proprio come tipologia di arredi e colori (in questo post tratto il setting in maniera più ampia). Non è scontato che abbiate gusti in sintonia con i/le collegh* psycho a cui vi appoggiate, bene, non ignorate questo aspetto, o come potrete davvero far sentire a loro agio i/le Pazienti se per prim* non lo sarete voi in quell’ambiente? Un conto è coltivare il nostro spirito di adattamento – che non fa mai male – un altro è pretendere da noi stess* di essere accoglienti in una stanza con le pareti arancioni se da sempre detestiamo l’arancione! (A scanso di equivoci, io adoro l’arancione e il mio studio è secondo qualcun* fin troppo pieno di colori, ma io ci sto alla grande!). Il discorso del sentirci a nostro agio vale analogo nel caso in cui usufruiate di spazi presso ambulatori medici (dal cui utilizzo, come vi raccontavo in questo post, potete trarre benefici in termini di rete e di promozione). Un accenno alle scelte di studio presso contesti diversi: non credo sia inopportuno a prescindere collocarsi presso luoghi dove si praticano altre professioni o attività, ma facciamo in modo di dare un senso a questa promiscuità; se riceviamo presso uno studio legale, è il caso di essere format* (o di formarci) in psicologia giuridica per collaborare come periti; se operiamo presso nutrizionist*, dobbiamo saper trattare i disturbi alimentari; se ci appoggiamo ad un centro di logopedia, meglio avere interessi e competenze di riabilitazione (neuro)psicologica… e così via insomma. Inoltre sarebbe ottimo proporre progetti mirati come – qui giusto a titolo di esempio – un gruppo di ascolto e condivisione per donne vittime di violenza, se l’avvocato presso cui abbiamo sede segue Persone che stanno affrontando questi problemi. Approfondirò in prossimi post il tema dei lavori coi Gruppi e in prossimi post parlerò anche di possibilità per noi psycho diverse dalla clinica (di quelle possibilità che conosco personalmente più che altro, come la formazione o il benessere organizzativo), ora mi fermo con un appunto su quell’opzione che non ho citato rispetto a dove iniziare a ricevere Pazienti: uno spazio tutto nostro senza limiti di giorni e orari e che rispecchia pienamente i nostri gusti in fatto di stile, arredi, colori. Se questo spazio è casa vostra, tendenzialmente ve lo sconsiglierei ma chiaro che va bene se ve la sentite e se siete cert* di riuscire a proteggere la vostra intimità, dando al contempo adeguata accoglienza alla Persona (che non abbia la sensazione di rischiare di disturbare, o la situazione diventa veramente paradossale). Se uno studio tutto vostro, come voi lo volete, avete invece la fortuna di averlo già, o decidete di prendervelo da subito (dirottando in questa spesa parte del vostro stipendio che percepite per altro lavoro, ad esempio) effettivamente non è male (personalmente ho sempre fiducia negli atti di coraggio, mi hanno sempre portato bene) ma dovete fare davvero molta attenzione a non isolarvi nella vostra bolla di illusione di autosufficienza che poi nel tempo può divenire autoreferenzialità (o peggio aridità), concetti che nel nostro mestiere vanno a braccetto con l’inefficacia degli interventi – per non parlare di arroganza e incompetenza – tutti pericoli dietro l’angolo quando non ci aggiorniamo, non ci confrontiamo, non ci concediamo supervisioni, non leggiamo, non siamo curios*, non ci informiamo sulle ricerche in corso, sulle nuove scoperte rispetto ai funzionamenti dell’Essere Umano che a volte ci mostrano anche come certe teorie a cui magari eravamo affezionat* siano obsolete e da superare. E qui si aprirebbe un altro temone…

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