COME RENDERE ATTIVA L’ATTESA (INSOMMA QUALCHE DRITTA SU COME FARCI CONOSCERE)


Partiamo da un punto fermo: l’attesa che i/le prim* Pazienti ci contattino DEVE essere attiva, o non ci avvieremo mai. Mosse semplici: inserire il nostro nome con relativi contatti sui vari portali. Consigli: che siano portali di psicologia (o di sanità), non di attività commerciali generiche e variegate; che non siano siti dove potete proporre offerte e pacchetti (poi fate come volete ma l’idea che rimandano, a mio parere, è che abbiate bisogno voi di Pazienti, non i/le Pazienti di voi, e non mi pare la cosa restituisca grande reputazione); che non siano portali del tipo ‘i tot migliori psicologi’ di questa o quella città (di solito questo essere riconosciuti ‘migliori’ non si capisce bene a cosa sia dovuto e lo trovo respingente più che accogliente di naviganti del web, potenziali Pazienti). Per esperienza personale, vi dico che non ho mai acquistato servizi a pagamento per ‘farmi trovare’ (probabilmente perché ho ben lavorato sulle azioni più ‘impegnative’ che descrivo tra qualche riga). Non vi sconsiglio, per partito preso, di pagare qualche soldino per ottenere buoni posizionamenti nelle ricerche, so di collegh* che hanno avuto ritorni da questi investimenti; credo però abbiano senso se sono investimenti piccoli e temporanei, finchè non si attiva un circuito efficace di pubblicità, man mano che lavorate concretamente sul territorio perché si sappia della vostra presenza. Altra mossa abbastanza semplice ma più o meno dispendiosa di soldi e tempo: fornitevi del vostro sito (in base alle vostre risorse e competenze, valutate il faidate, ma che il prodotto sia di qualità o, piuttosto che favorirvi, vi penalizza). So che molt* collegh* psycho optano per una accurata gestione dei social (Facebook e/o YouTube, e/o altro) come valide alternative ad un proprio sito, ma la gestione deve essere davvero accurata e professionale, o di nuovo ci si danneggia da sol*. Il vantaggio del sito è che, se non siamo molto social, e molto costanti, c’è un nostro spazio più o meno statico su Internet che, se ben fatto, ben ci rappresenta e può aiutare a farci conoscere. I social probabilmente sono necessari in quest’epoca (non per forza tutti, selezioniamo quelli che più ci corrispondono), è ancor più necessario che ne facciamo un utilizzo serio e coscienzioso. Passiamo alle azioni promozionali che richiedono più impegno ma che si rivelano anche, quasi sempre, più efficaci: si tratta di quelle che danno, che danno servizi, che danno formazione, che danno spunti e approfondimenti. Nel primo caso rientra ogni intervento in cui prestiamo la nostra attività professionale in modo volontario e gratuito. Lo so, adesso in tanti sobbalzerete sulla sedia e diventerete rossi dalla rabbia a causa di questa mia non commentabile affermazione. Pazienza! Ho messo in conto da molto tempo (da moooooolto prima di aprire il blog) di non poter incontrare consensi unanimi. Il mio è un consiglio basato sull’esperienza, diretta e indiretta, e che ha dimostrato ottima riuscita. Non metto in dubbio che si possa far decollare la propria attività professionale anche senza esplorare queste possibilità, non l’ho visto accadere però né a me né a collegh* della mia rete. Ne ho fatte tante – e per diversi anni – di azioni non remunerate ma sono altresì anni che non ne realizzo e che ancora raccolgo quanto seminato allora. Ne cito una, credo quella che mi ha portato i maggiori benefici in termini di auto-promozione: in tempi in cui non c’era tutto il fermento (che per fortuna c’è oggi) sulla ‘psicologia di base’, garantivo la mia presenza presso un poliambulatorio di medicina di famiglia per almeno 3 ore a settimana. Stavo lì e ricevevo chi, tra i/le Pazienti del polo, avesse avuto bisogno di un consulto psicologico, mettendo a disposizione fino a 3 incontri per Persona. Non me ne stavo chiusa nella mia stanza ad aspettare che qualcuno bussasse (stanza che utilizzavo senza pagare quote, appunto in cambio del servizio che offrivo), ma giravo per la sala d’aspetto a conoscere le Persone e a chiacchierare con loro e, nel tempo, diventando una figura familiare, con esplicita autorizzazione di ogni interessat*, partecipavo anche ai consulti Medico-Paziente; erano incontri utilissimi prima di tutto per il/la Paziente che poteva trovare risposta al bisogno di essere ascoltat* e curat* come Persona intera, e non per forza con farmaci, ad esempio. Molt* assistit* di quella Medicina di rete, anche se non ci siamo conosciut* in quel periodo, ancora mi contattano, spesso su indicazione dei/delle Doc. Il capitolo della collaborazione con i/le doc di Medicina Generale sarebbe da trattare a parte ma, senza dilungarmi troppo, voglio dirvi che è dispendioso, rispetto ai benefici, fare il giro delle sette chiese per presentarsi come psycho da più doc possibili. Più sensato attivarsi per approfondire la conoscenza di alcun* di loro – magari partendo dai/dalle referenti di Pazienti che già seguiamo (se riscontriamo sintonia, non scontata) – e possibilmente attraverso collaborazioni fattive come, ad esempio, quella che ho sperimentato e vi ho appena raccontato. Tornando al piccolo citato elenco del dare, oltre a dare servizi, dicevo che possiamo dare formazione e approfondimenti. Anche a questi fini, possiamo spaziare con la creatività e farci venire in mente occasioni di divulgazione. Una forma a me cara, la scrittura, la pratico ancora oggi, non solo in questo blog (che ha obiettivi mirati diversi dall’autopromozione, come leggete dalla sezione “about me”) ma anche pubblicando articoli per giornali locali; vi dirò che non è male ‘donare’ articoli – dunque contenuti – piuttosto che pagare centinaia di euro per trafiletti da tre righe incastrati tra decine di altri nomi e numeri. Ancora, occasioni molto stimolanti sono le iniziative ad ingresso gratuito (in un prossimo post vi darò qualche suggerimento su come tenere eventi ad hoc), meglio se su prenotazione, con un massimo fissato di partecipanti, non solo per attuali restrizioni covid ma perché l’evento possa essere un’esperienza da cui le Persone si portino via cos’hanno vissuto, oltre che ricordi di ciò che hanno visto e ascoltato.

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