COLLEGH* PSYCHO, AGGIORNIAMOCI SEMPRE!

E’ uno sporco lavoro ma qualcun* deve pur farlo! Credo mi tocchi dovervi dire che, ancora oggi, laurearsi in Psicologia significa mettersi in tasca una considerevole dose di concetti vecchi e superati che, da anni, hanno avuto conferme (disconferme) dalle scienze e le tecnologie moderne, permettendo di verificare e modificare ipotesi formulate quando alla Psiche ci si poteva avvicinare solo da Umanisti. Anche diverse scuole di specializzazione hanno le proprie responsabilità, continuando ad affermare teorie non (più) comprovate, per mantenere intatti i propri modelli di riferimento, rigidi come cadaveri (mamma mia, ora l’ho detta grossa! … vabbè…). Non entro nello specifico dei vari approcci teorici (occorrerebbe un bel saggio approfondito e scritto a più mani, da espert* dei vari orientamenti che abbiano voglia di focalizzarsi, onestamente, ciascun* sui limiti del paradigma a cui afferisce…invece di solito ogni guru cerca di smontare l’apparato teorico altrui…vabbè bis…). Qui proverei a stare su esempi concreti, che catturo dalla clinica quotidiana, per rendere il senso del messaggio che vorrei comunicare. B., 14 anni, si taglia, urla un giorno sì e uno no contro la madre, insultandola, ha una fidanzata che non ha mai visto di persona ma con cui passa circa 10-12 ore al giorno in connessione continua tra chat e videochiamate, mi chiedono aiuto perché B. ha forti attacchi di panico e in un’occasione ha confessato a sua madre, con cui ha un rapporto molto stretto, spesso tenero e affettuoso, che a volte vorrebbe sparire e ha pensato al suicidio. Queste poche righe descritte oggi nel 2022, avrebbero avuto un senso molto diverso se le avessimo condivise dieci anni fa. (E non stiamo nemmeno a pensare se avessimo conosciuto B. negli anni in cui ancora si praticavano le terapie riparative dell’omosessualità). Dieci anni fa una ragazzina con questi atteggiamenti sarebbe stata molto probabilmente ricoverata con diagnosi di Disturbo Borderline della Personalità (BPD); nel 2000 il DSM-IV inseriva l’Autolesionismo tra i criteri identificativi del BPD (cito solo il fattore Autolesionismo ai fini del punto a cui voglio arrivare, so ovviamente di non essere esaustiva); nel 2013, col DSM-V, l’Autolesionismo viene scollegato dal BPD e diviene categoria diagnostica distinta. Proprio pochi giorni fa, parlando di questa ragazza in una riunione di intervisione con una decina di collegh* psycho, tre di loro – laureat* nel 2000 come me – non avevano idea di questa variazione diagnostica, che non è però certo solo una formalità; inoltre chi di loro non lavora (né ha a che fare) con adolescenti, era particolarmente sconvolt* dal comportamento di B., come se fosse fortemente anomalo… E’ appunto evidente che non hanno a che fare con adolescenti in questo periodo! Non dico che B. sia serena e non mi preoccupi (in realtà vi ho descritto B. come l’ho conosciuta circa 8 mesi fa, ad oggi sta molto molto meglio), so però che le ore giornaliere di connessione con la fidanzata, i tagli, l’aggressività verso la madre ecc. vanno visti nel contesto attuale in cui questa descrizione calza su un numero elevato di adolescenti (di questa parte di mondo) e in cui sono cambiate le dinamiche relazionali/comunicative familiari; potremmo dire, senza connotarle come qualcosa di migliorativo o di peggiorativo, che queste dinamiche si muovono, rispetto alle generazioni precedenti, in una rete con maglie più larghe, e assumendo, rispetto ad un tempo, comportamenti che, dentro ad una stessa relazione genitore-figlio/a, viaggiano da momenti di estrema vicinanza a circostanze di enorme lontananza (come se queste relazioni oggi avessero esse stesse una connotazione bipolare, mentre, in un tempo non tanto lontano, tra genitori e figl* si aveva forse maggior stabilità di umori e comunque più chiara definizione di cosa fosse possibile/lecito e cosa no, in una gamma più ristretta di opzioni). Non possiamo poi non considerare che anche la pandemia, con tutti i suoi correlati di lockdown, DaD, ecc. ha amplificato in modo esponenziale i disagi, le sofferenze, i disturbi, come già confermano le pubblicazioni dei primi studi in merito, dunque anche B. forse, 2 anni fa, sarebbe stata meno sofferente e bisognosa di aiuto…chissà… Sapete ormai, se un po’ mi state conoscendo, che non mi interessa molto trovare una buona conclusione ai miei post, concludere è il contrario di ciò che vorrei fare perché io sono sempre per aprire: lanciare spunti, lasciare discorsi appunto aperti, stuzzicare riflessioni, raccogliere altrettanti spunti e riflessioni da voi (e non sapete con quanto piacere legga e risponda). Oggi, per me, tenere aperto questo discorso significa ricordare a tutt* noi di non fermarci mai a quanto abbiamo già appreso, perché le scoperte scientifiche portano nuove Conoscenze, perché l’Umanità è in Cambiamento perenne, perché i Contesti sono multiformi e molteplici, perché ogni Persona è unica e irripetibile, perché va abbracciata la Complessità stando sempre attent* a non cadere nella trappola di credere che siamo riuscit* o riusciremo mai per davvero a capire tutto! Dedit* con passione e con impegno alla cura e alla sincera comprensione dei/delle nostri/e Pazienti sì. Convint* dell’infallibilità nostra, della psicologia, e delle scienze tutte, assolutamente no…le certezze le lasciamo a streghe, stregoni e ciarlatan*.

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